Non è mai troppo tardi: storie di over 60 che hanno imparato l’AI

E-learning8 hours ago1K visualizzazioni

Ultimo aggiornamento: giugno 2026 · A cura di Mark Chambers · Tempo di lettura: 8 minuti

“Ormai sono troppo vecchio per queste cose.” Quante volte l’hai pensato — o sentito dire da un amico — davanti a un telefono nuovo o alla parola “intelligenza artificiale”? Ecco, oggi voglio dimostrarti il contrario, con delle storie vere. Non è mai troppo tardi per imparare la tecnologia: persone di 60, 70 e perfino 80 anni hanno imparato a usare l’AI partendo da zero, e alcune sono diventate addirittura più brave dei nipoti. In questo articolo ti racconto le loro storie, ti spiego perché la tua età è un vantaggio e non un ostacolo, e ti do 5 consigli concreti per iniziare oggi stesso. Mettiti comodo: questa è una storia che parla anche di te.

In breve

  • La verità: imparare a usare l’AI dopo i 60 anni è non solo possibile, ma più facile di quanto credi. Non serve essere “bravi col computer”.
  • La prova: dalla signora giapponese che ha creato un’app a 81 anni, alle Università della Terza Età italiane che oggi insegnano l’AI.
  • Il segreto: partire da una sola cosa utile alla tua vita, con pazienza e senza paura di sbagliare.

Perché ho voluto scrivere questo articolo

Ho creato BoomerGurus proprio per una convinzione semplice: che nessuno debba sentirsi “tagliato fuori” solo perché ha qualche capello grigio in più. Ogni settimana ricevo messaggi di persone che mi scrivono “ci ho provato, e ce l’ho fatta!”. E ogni volta mi commuovo un po’. Perché dietro a un’email scritta da soli, a una videochiamata con un nipote lontano o a una prima domanda fatta a ChatGPT, c’è una piccola, grande vittoria personale. Le storie che sto per raccontarti me lo ricordano ogni giorno: il momento giusto per imparare è sempre adesso.

La storia di Masako: a 81 anni ha creato la sua app

Comincio dalla mia preferita. Masako Wakamiya è una signora giapponese che ha comprato il suo primo computer a quasi 60 anni, poco prima di andare in pensione dopo una vita passata in banca. Non aveva mai toccato la tecnologia. All’inizio lo usava per chiacchierare online e per combattere la solitudine, mentre accudiva la madre anziana.

Ma non si è fermata lì. Ha imparato da sola a usare Excel per creare disegni colorati (la cosiddetta “Excel art”). E poi, a 81 anni, accorgendosi che non esistevano giochi pensati per gli anziani, ha deciso di impararli a fare lei. Ha studiato programmazione da zero e ha creato Hinadan, un gioco per smartphone pensato per le persone della sua età. Il risultato? È diventata la sviluppatrice di app più anziana del mondo, è stata invitata da Apple e ha perfino parlato alle Nazioni Unite sul perché le competenze digitali siano importanti per gli anziani. La sua frase è diventata il mio motto: non è mai troppo tardi per imparare. La sua storia è stata raccontata da testate come AARP e Nikkei Asia.

La cosa che amo di Masako non è che sia diventata una programmatrice. È che a 80 anni suonati ha guardato un problema e ha detto: “questo lo imparo io”. Non per forza, ma per curiosità e per il piacere di farlo.

E in Italia? Le aule si riempiono di over 60

Non serve andare in Giappone per trovare storie così. Sta succedendo proprio qui, vicino a casa tua. Le Università della Terza Età, in tante città italiane, hanno aggiunto l’intelligenza artificiale ai loro corsi. A Barga, in provincia di Lucca, un laboratorio si intitola addirittura “Intelligenza Artificiale e adulti: dall’ansia all’azione” — un nome che dice tutto. L’obiettivo è proprio questo: trasformare la paura (“non ci capisco niente”) in azione (“guarda cosa ho imparato a fare”).

E poi ci sono i progetti più belli, quelli intergenerazionali. In diverse città esistono iniziative in cui sono i ragazzi delle scuole a fare da insegnanti agli over 60: si ritrovano nelle aule di informatica, un tutor ogni due “studenti con i capelli bianchi”, e imparano insieme. I nonni ricevono un attestato; i ragazzi, una lezione di pazienza e rispetto. Si combatte la solitudine e si costruisce un ponte tra generazioni. Non è meraviglioso?

Le storie dei nostri lettori

Storie così ne ricevo tante anche da voi, e sono quelle che mi stanno più a cuore. Pensa a una persona come Carla, 67 anni: per anni ha avuto paura perfino di toccare lo smartphone “per non romperlo”. Ha iniziato con una cosa piccolissima — chiedere a ChatGPT le ricette con gli ingredienti che aveva in frigo. Oggi lo usa per scrivere gli auguri di compleanno a tutti i nipoti, ognuno diverso, e per farsi spiegare le parole difficili che sente al telegiornale.

Oppure pensa a Giuseppe, 72 anni, in pensione dopo una vita da geometra. Aveva nostalgia del lavoro. Ha scoperto che poteva usare l’AI per organizzare le foto di una vita, scrivere le memorie di famiglia per i nipoti e perfino dare una mano, da volontario, all’associazione del paese con le locandine. Si è sentito di nuovo utile. E questo, credimi, non ha prezzo.

Il filo comune di tutte queste storie? Nessuno è partito “imparando l’intelligenza artificiale”. Sono partiti da una piccola cosa utile alla loro vita. Il resto è venuto da sé.

Perché dopo i 60 anni hai dei vantaggi (sì, hai letto bene)

Si dice che da grandi si faccia più fatica a imparare. È vero solo in parte, e per la tecnologia conta poco. Anzi, tu hai dei vantaggi che un ventenne si sogna:

  • Sai cosa ti serve. Non ti perdi in mille funzioni: vuoi risolvere un problema preciso, e l’AI è bravissima a dare una mano proprio così.
  • Hai pazienza ed esperienza. Hai imparato cose ben più difficili nella vita: cresciuto figli, gestito una casa, magari un’attività. Una chat con un computer non ti spaventa di certo.
  • Hai tempo per provare. E imparare la tecnologia è soprattutto questione di provare, sbagliare e riprovare, senza fretta.
  • Tieni la mente allenata. Imparare cose nuove fa benissimo al cervello a ogni età: è una delle “ginnastiche” migliori che esistano.

5 consigli pratici per iniziare oggi

  1. Parti da un solo bisogno reale. Non “imparare l’AI”, ma una cosa concreta: scrivere una lettera, capire un referto, organizzare un viaggio. Un obiettivo piccolo e utile ti dà subito una soddisfazione.
  2. Scrivi come parli. Con strumenti come ChatGPT non servono comandi tecnici: fai la domanda come la faresti a una persona. “Spiegami in modo semplice come si fa una videochiamata su WhatsApp” funziona benissimo.
  3. Usa la voce se la tastiera ti stanca. Quasi tutte le app permettono di dettare invece di scrivere. Premi il microfono e parla: niente occhiali, niente fatica.
  4. Non avere paura di sbagliare. Non puoi “rompere” nulla facendo domande. L’errore fa parte dell’imparare. Se qualcosa non funziona, chiedi all’AI stessa: “non ho capito, me lo rispieghi più semplice?”.
  5. Fatti accompagnare. Chiedi una mano a un nipote, iscriviti a un corso dell’Università della Terza Età, o segui guide pensate per te (come quelle qui su BoomerGurus). Imparare in compagnia è più bello e più facile.

Gli strumenti citati in questo articolo (e da cui partire)

  • ChatGPT — l’assistente tuttofare con cui iniziare: scrivere, riassumere, avere idee. Gratis per cominciare.
  • Perplexity — il motore di ricerca AI che risponde a parole e cita le fonti: perfetto per informarsi in modo affidabile.
  • Google Gemini — l’AI integrata in Gmail e nei telefoni Android, comoda se usi già i servizi Google.
  • WhatsApp — per le videochiamate con figli e nipoti: spesso è il primo, dolcissimo motivo per imparare.
  • Google Foto — per salvare e ritrovare i ricordi di una vita senza paura di perderli.
  • YouTube — una miniera di video-tutorial gratuiti: cerca “come si fa…” e troverai tutto.
  • Università della Terza Età — cerca quella della tua città: molte oggi offrono corsi di base e di intelligenza artificiale.

Domande frequenti

È davvero possibile imparare l’AI dopo i 60 anni?

Sì, assolutamente. Strumenti come ChatGPT si usano scrivendo in italiano semplice, senza competenze tecniche. Le storie di chi ha iniziato a 60, 70 o persino 80 anni lo dimostrano: serve solo curiosità e un po’ di pazienza.

Da quale strumento conviene cominciare?

Da ChatGPT, perché è il più versatile e semplice. Crei un account gratuito e gli fai la prima domanda concreta. Poi, per informarti con le fonti, puoi affiancarci Perplexity.

Ho paura di sbagliare o di combinare guai. È un rischio?

No. Facendo domande a un’AI non puoi rompere nulla. L’unica regola di prudenza è non inserire dati sensibili (password, codici bancari). Per il resto, prova pure liberamente.

Devo sapere l’inglese?

No. I principali strumenti di AI capiscono e rispondono perfettamente in italiano. Puoi scrivere e parlare nella tua lingua, sempre.

Dove posso imparare con calma e in compagnia?

Cerca l’Università della Terza Età della tua città: molte offrono corsi di tecnologia e AI. In alternativa, segui guide semplici pensate per gli over 40 e over 60, come quelle di BoomerGurus.

Conclusione: la tua storia inizia oggi

Se Masako ha creato un’app a 81 anni, se le aule italiane si riempiono di studenti con i capelli bianchi, se Carla scrive gli auguri ai nipoti con l’AI… allora puoi farcela anche tu. Non devi diventare un esperto. Ti basta fare il primo, piccolo passo, oggi, su una cosa che ti sta a cuore. La tecnologia non è un treno che hai perso: è un treno che passa di nuovo ogni giorno, e c’è sempre un posto per te. Sali quando ti senti pronto — magari proprio adesso.

✍️ Raccontami la tua storia

Hai imparato qualcosa di nuovo dopo i 60 anni? Una videochiamata, una foto sistemata, la tua prima domanda a ChatGPT? Scrivimela nei commenti qui sotto: le storie più belle le racconterò (con il tuo permesso) in un prossimo articolo. La tua piccola vittoria può dare coraggio a tante altre persone che non hanno ancora osato.

👉 E se vuoi imparare un passo alla volta, con guide semplici e senza tecnicismi, iscriviti gratis alla newsletter di BoomerGurus: ogni settimana una nuova guida pensata apposta per te.

💙 Conosci qualcuno che dice sempre “sono troppo vecchio per queste cose”? Condividi con lui questo articolo. A volte basta una storia per cambiare idea.

Chi ha scritto questa guida. Mi chiamo Mark Chambers e con BoomerGurus aiuto ogni giorno chi ha superato i 40 anni a usare la tecnologia senza paura. Le storie citate in questo articolo si basano su fonti pubbliche e verificabili (tra cui AARP e Nikkei Asia per Masako Wakamiya, e i programmi delle Università della Terza Età italiane) e sulle testimonianze che ricevo dalla nostra community.

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